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Sono nato a Catania in una famiglia cattolica ventinove anni fa. Da sempre ricordo di aver frequentato la chiesa: ho vaghi ricordi di me, piccolissimo, seduto ad ascoltare la messa in cattedrale con la mia famiglia; a sette anni i miei genitori si riavvicinarono alla chiesa in cui mio padre aveva passato gli anni della sua adolescenza. Da subito quel mondo mi affascinò moltissimo; mi piaceva tutto della chiesa: riti, funzioni, prediche. Cominciai subito a servire messa e non smisi per circa sei anni. Furono anni belli: si faceva “casa e chiesa” ma si stava bene. I miei genitori si impegnavano ogni giorno di più nella ricerca della verità ed io e mia sorella li seguivamo. Inoltre feci le scuole elementari dalle suore e questo mi portò ancor più vicino alle realtà giovanili diocesane.
Frequentai per un breve periodo la gioventù francescana e con essa partecipai a due campi scuola. Poi cominciò la scuola superiore e con essa fu quasi automatico l’allontanamento dalla chiesa; non avevo più il tempo di frequentare la parrocchia, tutto preso dalle mie nuove amicizie e dal mio naturale cambiamento. La chiesa era diventata un gioco da signorine e così andai avanti per qualche anno. Poi un’estate, quasi per gioco, per lenire la noia delle lunghe giornate estive, mi si prospettò la possibilità di partecipare ad un ritiro spirituale con una parrocchia che avevo conosciuto quasi per caso. La prospettiva era allettante: nuove amicizie, cinque giorni di svago: non ci pensai due volte. Fu allora che ricomincia a vedere il Signore come un punto cardine della mia vita e fu da allora che non mi staccai più dalla chiesa. Tornato dal ritiro mi impegnai da subito in questa nuova parrocchia; feci effettivamente nuove amicizie, ma il richiamo della mia vecchia parrocchia era costante nei miei pensieri. Decisi di ritornarci, in punta di piedi e fui accolto bene da tutti. Cominciò un periodo di duro lavoro che mi vide in prima linea per tanti anni. Tante furono le esperienze, ma tanta era la voglia di fare di più.
Nel frattempo, però, un fulmine (così lo vedevo) aveva investito la tranquillità di casa mia: mio padre, il quale da sempre era stato un incallito cattolico, che frequentava il seminario per ricevere l’ordinazione diaconale, il quale aveva fondato una comunità di preghiera, lasciava tutto per abbracciare la fede evangelica. Fu terribile; piansi amaramente il giorno del suo battesimo, finché il mio dispiacere si trasformò in collera. Non riuscivo a credere che un uomo intelligente come lui avesse potuto dar retta a tali fandonie; come avrebbe potuto rinunciare alla santa madre chiesa e a tutto ciò che essa per secoli si era prodigata a trasferirci. Avevo già visto prendere questa strada qualche anno prima da due cari amici della mia famiglia: Nunzia e Franco; ora toccava a mio padre, ed in seguito sarebbe toccato a mia madre.
Decisi di adoperarmi di più, per dimostrare, a me stesso ed anche agli altri, che la mia fede era salda, che il mio essere cattolico era autentico (e lo era davvero). In occasione di un incontro vicariale conobbi dei ragazzi con i quali da subito si instaurò un feeling ed insieme a loro decisi di costituire una corale che accogliesse giovani provenienti da varie realtà diocesane: un coro, insomma, non legato ad una parrocchia, ma aperto a tutti, a disposizione della diocesi di Catania. Il sogno si realizzò in poco tempo e dopo appena un mese di prove ci presentammo all’Ufficio di Pastorale Giovanile ed all’allora Vescovo di Catania che subito ci diede la sua benedizione ed anche il nome: Corale Magnificat. Presi da subito la direzione di questa nuova realtà e lavorai sodo, insieme al gruppo, per tanti anni. Da piccolo coretto vicariale ci stavamo trasformando in una realtà ben radicata e conosciuta in diocesi. Capimmo subito, però, che ciò che ci mancava era la formazione: non eravamo un coro come tanti, eravamo giovani cristiani che lodavano il Signore con il canto. Per questo, oltre alle prove, cominciammo a dedicarci alla preghiera e alla formazione. Organizzai tredici ritiri spirituali con il coro in quasi otto anni; partecipammo a manifestazioni importanti della diocesi. Nel frattempo mi fidanzai, e questa volta seriamente, con quella che dopo qualche anno sarebbe diventata mia moglie. Mio padre andò avanti per la sua strada e nel 2003 venne ordinato pastore. Altro duro colpo, vedere il proprio padre fare il “prete”; ciononostante non mi chiese mai di seguirlo, vedendomi impegnato e soprattutto libero da alcuni schemi che, seppur cattolico, non avevo mai tollerato. Io però non condividevo le scelte che aveva fatto ed un giorno, durante un’accesa discussione a casa, mi ripromisi di confutare la sua dottrina con la Parola di Dio e di dimostrargli, quindi, gli errori che stava compiendo. Mi misi subito a lavoro; studiai, lessi tantissimo, mi consultai con sacerdoti, ma aimè dovetti ammettere che ciò che leggevo corrispondeva alla verità! Mio padre aveva ragione. Tutto ciò che professava era scritto nella Bibbia; non c’era altro, al contrario di quello che era della mia dottrina, dove la maggior parte dei precetti non erano contemplati dalla Parola. Non poteva essere possibile: avevo creduto ad insegnamenti e dottrine che sono comandamenti di uomini (cfr Marco 7:7).
Seppur turbato da tutte queste scoperte ciò che mi rallegrò fu il fatto di scoprire una persona nuova in Gesù Cristo, un amico, al quale potei chiedere consiglio e del quale, finalmente, sentivo la presenza. Nonostante ciò, il mio essere orgoglioso, la paura di rinunciare a tutto, lasciare il certo per l’incerto, mi portò a mettere da parte questi pensieri “strambi” e a riaffermare a me stesso che la chiesa cattolica non poteva sbagliare, tanto da riuscire ad andare avanti per altri tre anni. Furono anni pesanti, sempre combattuto tra la verità e la menzogna, tra l’essere me stesso e l’essere ciò che gli altri volevano che fossi; il mio ruolo di direttore della corale, che man mano andava rafforzandosi, non mi avrebbe consentito di lasciare a se stessi i ragazzi; era una questione di responsabilità, era bla… bla… bla…. Ero attaccato a queste cose più di quanto fossi attaccato al Signore. Quando però la verità si riaffacciava al balcone della mia mente promettevo al Signore che, se mi fosse rimasto sempre accanto, lo avrei seguito sino in capo al mondo; Lui manteneva la promessa, io no. Qualche anno prima mi ero iscritto ad un servizio gratuito con il quale ogni mattina ricevevo un sms tratto dalla Parola di Dio o da qualche autore cristiano, che mi dava tanta forza per affrontare bene la giornata; solo che dopo qualche tempo questo servizio si disattivò immotivatamente. Un giorno, divorato dai dubbi e dai sensi di colpa per aver respinto tante volte il Signore, Gli chiesi un segno. Promisi al Signore che se mi avesse parlato tramite un segno Lo avrei seguito da subito. La mattina seguente, appena sveglio, accesi il telefonino e inaspettatamente mi arrivò un sms, da quello stesso servizio che mi era stato disattivato qualche mese prima, che diceva: “Al banco di Dio non esistono i saldi perché il prezzo del risveglio è sempre lo stesso: LAVORO DURO”. Non ebbi più dubbi: dovevo svegliarmi da questo torpore mentale ed andare avanti; così mi decisi a partecipare ad un culto nella chiesa diretta da mio padre per vedere se le mie erano solo idee o se il Signore mi chiamava davvero. La sera che entrai il quel luogo il Signore mi percosse così forte che da allora non mi allontanai più. Capii subito che tutto ciò per il quale avevo rinunciato a dirgli di si si era frantumato nel momento stesso in cui avevo messo piede in chiesa; capii che non restava molto da fare se non dire di si ed arrendermi totalmente alla sua volontà. Mi liberai della mie finzioni, delle mie dottrine campate in aria, della paura di farmi tacciare per protestante. Volevo essere cristiano e non mi importava nient’altro. Lasciai il coro dopo qualche mese ed il 2 dicembre testimoniai la mia appartenenza a Cristo con il battesimo in acqua. Certo, non è stato facile, soprattutto per il ruolo che ricoprivo in seno alla chiesa cattolica e per il quale molti si sentirono traditi, altri credettero che fossi impazzito, adottando comunque tutti lo stesso comportamento: l’isolamento. Ma l’opera del Signore, che è appena cominciata, non resterà incompiuta, ne sono certo, e so anche di aver trovato l’unico e sommo Bene.
A te che leggi, e magari starai pensando che tutte queste storie si avverano solo nei film, a te che senti forte la Sua voce ma pensi che tutto ciò non possa riguardare te dico: «Fatti animo, alzati, Egli ti chiama!». (Mc 10:49).
Luca Reina
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VI BENEDICA DIO PADRE ONNIPOTENTE