Domenica, 20 Maggio, 2012
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Il papa NON è infallibile PDF Stampa E-mail

 Sedia gestatoria con la quale il papa veniva portato a spallaNel corso dei secoli, dall’avvento della riforma protestante del XVI secolo ad oggi, la Chiesa Romana ha dovuto difendere a denti stretti la figura del papa, il suo ruolo, i suoi poteri, che trovarono legittimazione nel 1870 grazie alla promulgazione vaticana del dogma dell’infallibilità papale. Per poter affrontare al meglio l’argomento dell’infallibilità non si può non soffermarsi per un istante all’analisi, seppur sintetica, della figura del papa, di come la Chiesa Romana gli abbia nei secoli attribuito poteri al limite della soprannaturalità, al solo scopo di procurare nei fedeli una sorta di reverenziale ed assoluta ubbidienza verso una figura rifiutata anche dai Padri della Chiesa.

La Chiesa Romana definisce il papa come “Il successore di San Pietro […] il capo visibile, Vicario di Gesù Cristo capo invisibile di tutta la Chiesa

[1] Non vorrei dilungarmi su questa premessa anche perché da una prima lettura ci si può subito rendere conto dell’oscenità di una tal definizione. Innanzitutto il termine papa significa “padre” e per come spesso viene appellato il papa “Pater Patrum” (P.P.) il termine assume il significato di Padre dei Padri. “E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è vostro Padre, colui che è nei cieli” (Mt 23:9). Il papa è anche definito sommo pontefice; il termine sommo sta ad indicare “la parte più alta, l’estremo” mentre il termine pontefice deriva da pons-pontis, che significa ponte, e da ficere – facere cioè “fare”, per cui “fare da ponte”. Tale titolo era riservato nell’antica Roma al massimo sacerdote, al sacrificatore, a colui il quale cioè offriva sacrifici agli dei pagani. Da questo il pontefice fa da ponte, apre l’accesso agli dei. In seguito sarà il vescovo di Roma a dichiararsi ponte, intermediario tra l’uomo e Dio (pontefice); ma sappiamo bene dalla Parola di Dio che in 1 Timoteo 2:5 afferma “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo”. Uno solo, ed è Gesù, non il papa. La Chiesa Romana, però, rincara la dose dichiarando degno di fede il dogma della successione apostolica ossia che “Il Vescovo di Roma possiede, come successore di Pietro, in qualità di capo supremo della Chiesa, il supremo magistero infallibile[2]”.

Sono centinaia le pronunce fatte dalla Chiesa Romana sulla legittimità della successione del Vescovo di Roma alla “Cattedra di San Pietro” le quali partono tutte da un passo dell’evangelo di Matteo al capitolo 16 verso 18: “ Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. Questo versetto è stato troppe volte insultato nel suo significato originale; esso in realtà è l’epilogo di un discordo più ampio nel quale Gesù interroga i suoi discepoli: “ Egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?». E Simon Pietro, rispondendo, disse: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù, rispondendo, gli disse: «Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. Ed io altresì ti dico, che tu sei Pietro, e sopra questa roccia io edificherò la mia chiesa e le porte dell'inferno non la potranno vincere” (Mt 16:15-18). Come vediamo Simon Pietro fa la sua confessione di fede dichiarando che Gesù è il Cristo , l’unto di Dio, il Figlio del Dio vivente. E Gesù conclude con la famosa frase “Tu sei Pietro…”  volendo appunto rafforzare questa dichiarazione, cioè: Tu sei Pietro e su questa pietra – roccia, su questa confessione che tu hai espresso, sul fatto che Io sia il Cristo, Io edificherò la mia Chiesa. Come vediamo la pietra di cui Gesù parla non è l’apostolo Pietro, ma Lui stesso, la pietra scartata dai costruttori (Salmo 118:22) che, con la Sua morte e resurrezione, diventerà fondamento della Chiesa. La dichiarazione di Pietro quindi assume la doppia valenza; Gesù afferma che sulla dichiarazione di fede di Pietro Lui edificherà la Chiesa (1° significato), ma tale dichiarazione non fa altro che riconoscere Gesù come pietra portante della Chiesa: il fondamento (2° significato). La Chiesa romana, invece, fa apparire la frase “Tu sei Pietro…” come un premio fedeltà in quanto, dato che Pietro aveva riconosciuto la potestà di Gesù Lui lo ricompensava. Assurdo! Inoltre Gesù non ha mai attribuito a nessuno quella “potestà suprema, piena, immediata, universale a Pietro e questi poi ai suoi successori” così per come afferma il Decreto Conciliare Christus Dominus del 1965. Infatti in Matteo 20: 25-27 leggiamo “E Gesù, chiamatili a sé, disse: «Voi sapete che i sovrani delle nazioni le signoreggiano e che i grandi esercitano il potere su di esse, ma tra di voi non sarà così; anzi chiunque tra di voi vorrà diventare grande sia vostro servo; e chiunque tra di voi vorrà essere primo a sia vostro schiavo”. Come si può osservare non solo Gesù dice che nessuno tra di loro sarà il primo, anzi si dovrà fare servo di tutti, ma dice pure “tra di voi non sarà così” proprio in riferimento al potere che i sovrani e i capi delle nazioni esercitano su di esse. E cos’è il papa se non il capo sovrano dello Stato del Vaticano? Il capo dello stato più piccolo, ma anche più potente del mondo, uno stato con una struttura piramidale, al cui vertice è collocato, appunto, il papa al quale sono assoggettati centinaia di delegati, prefetti, segretari, cancellieri, guardie (armate di tutto punto), avvocati, amministratori, economi, gendarmi, nunzi, vescovi, preti. Con una struttura del genere, in totale contrapposizione al dettato evangelico appena citato, la Chiesa omana continua ad affermare che il papa sia stato incaricato del suo ruolo (potere) per “disposizione di Cristo[3]”.

D’altronde, seppur incidentalmente, la Chiesa Romana afferma, nella sua definizione, che il papa è il capo visibile della chiesa. Ma Cristo non ha lasciato capi, non ha avuto preferenze tra gli apostoli, anzi ha comandato loro di farsi servi.

Ciò che però raggiunge l’apice della blasfemia è l’assunto con il quale il papa viene definito il “vicario di Cristo in terra”, come se esistesse al mondo uomo che potesse esserne degno, e come se Gesù, una volta asceso al cielo ci avesse voluti lasciare soli e, per forza di cose, avesse dovuto incaricare un apostolo (Pietro) di sostituirlo. Difatti il termine “vicario” deriva dal latino vicarius che significa “colui che è al posto di altri” da vicis (mutazione, scambio). Il Perardi nella sua opera Nuovo manuale del catechista dichiara che “il papa rappresenta Gesù Cristo su questa terra, ne fa le veci, e perciò regge e governa la Chiesa in nome di Lui”[4]. È terribile con quale presunzione si possano fare certe affermazioni e con quale coscienza e compiacimento si possa sminuire la Parola di Dio. Gesù non ci lasciò soli e, con tutto il rispetto dovuto nei confronti di Pietro e degli Apostoli tutti – vere colonne della Chiesa di Cristo -, non possiamo affermare che per successione il papa sia il sostituto di Cristo. Egli, infatti, prima di ascendere al cielo per essere assiso alla destra del Padre, promise ai suoi discepoli che avrebbe donato loro lo Spirito Consolatore il quale li avrebbe guidati in tutta la verità “perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annunzierà” (Gv 16:13-14). Lo Spirito Santo è il vero vicario di Cristo, il Suo sostituto, Colui che guida la Sua Chiesa verso la meta celeste, Colui che è degno di questo appellativo e che è tutt’uno nel Padre e nel Figlio. Nessuno può avere una tal presunzione da dichiararsi investito da tale ruolo perché questo è il ruolo dello Spirito Santo. La Chiesa Romana, invece, aggiunge una tappa all’opera di Cristo: lo Spirito guida il papa il quale a sua volta dovrebbe guidare il popolo di Dio. Ma Gesù non lo promise a tutti lo Spirito Santo? E il giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo non discese su tutti gli apostoli ? (Atti 2:1-17).

Detto questo, l’ultimo punto di questa breve analisi resta l’infallibilità di cui, secondo il dogma cattolico, il papa godrebbe ex catedra, cioè quando egli si pronuncia in materia di fede. Anzitutto è bene ricordare che, da quando si è affermata la figura del romano pontefice, non è mai stato facile, se non impossibile, stabilire quando il papa parla ex catedra e quando, invece, per propria personale opinione. Se quello che dice la Chiesa Romana fosse vero, cioè che il papa sarebbe vicario di Cristo, egli mai, come Cristo, potrebbe creare una tal distinzione comportamentale in quanto Lui non ebbe mai a farla: Cristo parlava, e parla, perché è appunto Cristo; ogni sua parola è materia di fede, Parola di vita. Una tale distinzione assomiglia ad una patologia medica dal nome “schizofrenia” ossia di dissociazione psichica e disgregazione di elementi della personalità. Se Gesù avesse veramente lasciato un Suo sostituto non avrebbe mai permesso una simile distinzione; di conseguenza tutto ciò che i papi avrebbero fatto nella storia sarebbe stato irreprensibile,  degno di fede e di rispetto. Ma è stato veramente così nel corso dei secoli? In base a quanto detto basterebbe soltanto una eccezione per screditare l’ipotesi dell’infallibilità papale. Ma sappiamo che nel corso dei secoli, non uno, non due, ma decine di papi hanno approfittato del proprio ruolo per creare scompiglio, morte, guerre, ed azioni sicuramente non guidate dallo Spirito Santo. A titolo di cronaca se ne riportano solo tre, ma ripeto, la storia è piena di eventi terribili causati dai papi.

Ad esempio, nell’anno 896 venne eletto papa Stefano VI il quale si macchiò di un macabro gesto: fece esumare il corpo del suo predecessore Formoso il quale, in vita, era stato accusato di alcuni crimini e, rivestitolo degli abiti pontificali, lo fece portare dinanzi un’assemblea di cardinali per essere giudicato. Stefano, quindi, cominciò ad interrogarlo incitandolo addirittura a discolparsi; ma non potendo questi rispondere, un’altra persona rispondeva al suo posto. Giudicato colpevole gli furono tagliate le tre dita della mano destra con le quali il papa suole benedire e, spogliato degli abiti, fu dapprima trascinato per le strade di Roma e poi gettato nel Tevere.

Un’altra figura inquietante a capo della Chiesa Romana è Sisto IV il quale nome è legato al terribile tribunale dell’inquisizione, decretata da lui con la bolla del 1478, che negli anni a venire avrebbe mietuto migliaia di vittime. Ma Sisto IV fu anche il primo papa a legalizzare le case di prostituzione a Roma che gli fruttavano migliaia di ducati l’anno: impose, tra l’altro, anche una tassa ai sacerdoti che avevano l’amante.

Nel 1535 venne eletto papa Paolo III il quale, oltre ad aver messo al mondo quattro figli (esisteva già il celibato dei preti da oltre cinque secoli) si contraddistinse per il suo forte attaccamento agli astrologi dai quali si faceva fissare il momento favorevole per affrontare viaggi, convocare udienze, concistori e tutti gli atti di qualsivoglia importanza. La Bibbia, però, è piena di ammonimenti e di condanne per maghi, medium e per coloro che ci si rivolgono ( Isaia 8:19: "Se vi si dice: «Consultate i medium e i maghi, che sussurrano e bisbigliano», rispondete: «Non deve un popolo consultare il suo DIO? Deve forse rivolgersi ai morti per conto dei vivi?»"; Apocalisse 21:8: "Ma per i codardi, gl'increduli, gl'immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda"; Apocalisse 22:15:  "Fuori i cani, i maghi, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna"). Inoltre, Paolo III, creò cardinali due suoi nipoti: Alessandro Farnese di 15 anni e Guido Ascanio Colonna di anni 16.

Questo e tanti altri misfatti fanno parte del bagaglio storico della storia papista. Mi chiedo ancora: il papa è veramente infallibile?

Poiché, però, nella vita, la brama di potere non smette mai di mietere vittime, il dogma dell’infallibilità proclamato dal Concilio Vaticano I nel 1870 arriva in soccorso dell’allora papa Pio IX nel momento in cui la Chiesa di Roma stava perdendo il suo potere temporale, cosa poi avvenuta appena tre mesi dopo con la presa di Roma e l’annessione della città eterna al Regno d’Italia. Con il dogma dell’infallibilità papale Pio IX tentò di confermare e rafforzare il proprio potere. Il testo dichiara: “Richiamandoci dunque fedelmente alla tradizione, come l’abbiamo assunta dalle prime epoche del Cristianesimo, noi insegniamo, ad onore di Dio, nostro Salvatore, per gloria della Religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio, e dichiariamo quale dogma rivelato da Dio: ogni qualvolta il Romano Pontefice parla ex cathedra, vale a dire quando nell’esercizio del Suo Ufficio di pastore e Maestro di tutti i cristiani, con la sua somma Apostolica Autorità dichiara che una dottrina concernente la fede o la vita morale dev’essere considerata vincolante da tutta la Chiesa, allora egli, in forza dell’assistenza divina conferitagli dal beato Pietro, possiede appunto quella infallibilità, della quale il divino Redentore volle munire la sua Chiesa nelle decisioni riguardanti la dottrina della fede e dei costumi. Pertanto, tali decreti e insegnamenti del Romano Pontefice non consentono più modifica alcuna, e precisamente per sé medesimi, e non solo in conseguenza all'approvazione ecclesiastica. Tuttavia, chi dovesse arrogarsi, che Dio ne guardi, di contraddire a questa decisione di fede, sarà oggetto di scomunica.”

Solo poche parole per commentare il testo del dogma: in primo luogo, come si può affermare che questo dogma è stato rivelato da Dio quando questo va in direzione completamente contraria alla Sua Parola? Come può un uomo (il papa) usurpare il titolo di “Maestro di tutti i cristiani” che appartiene a Gesù? I discepoli chiamavano solo Gesù Maestro perché Egli è il vero maestro: “Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono.” (Gv 13:13); ma nessuno conferì ad alcun apostolo l’appellativo di Maestro. È bene capire che nessuno di questi assunti trova legittimazione nella Bibbia; ma la Chiesa di Roma, spesso, approfitta della non conoscenza di tanti per affermare il proprio potere. Si noti che tale dogma fu causa di nuovi scismi anche all’interno della Chiesa Romana perché dottori di gran talento si rifiutarono, durante il Concilio, di accettarlo. Difatti quando Pio IX si levò sul suo trono (il papa risiedeva al Quirinale, residenza del Re d’Italia e attualmente del Presidente della Repubblica Italiana) per proclamare l’esito della votazione (risoltasi a stretta maggioranza) i diplomatici che partecipavano al concilio abbandonarono le loro tribune in segno di protesta.

Il cardinale Bellarmino, proclamato santo dalla Chiesa Cattolica Romana, scrisse nel suo libro De Romano Pontifice (libro IV) che “ Se però il papa errasse, ordinando vizi o proibendo virtù, la Chiesa è tenuta a credere che i vizi siano cosa buona, e le virtù malvagie, se non si vuole peccare contro coscienza”. Il che vuol dire che se il papa insegnasse vizi e proibisse le virtù il cattolico dovrebbe ubbidirgli per evitare di commettere peccato contro il papa, anche se poi si trovasse costretto a mettersi contro la Parola di Dio. Capito? Meglio disubbidire a Dio che dispiacere il papa (ovviamente secondo la Chiesa Romana). Certo è che tali dichiarazioni sono state oculatamente valutate nel corso della causa di canonizzazione del Bellarmino e, se il risultato di tale processo è sfociato all’elevazione degli onori dell’altare, significa che la Chiesa Romana condivide appieno tali dichiarazioni rendendosi, di conseguenza, responsabile della perdizione di tante anime chiamate, per appartenenza religiosa, a disubbidire ai comandi divini.

Inoltre, il titolo di papa, ossia di vescovo universale, fu per la prima volta attribuito al vescovo di Roma Bonificio III nell’anno 607 dall’imperatore Foca come atto di gratitudine verso la Chiesa con la quale egli, negli anni precedenti, aveva instaurato ottimi rapporti nella persona dell’allora vescovo romano Gregorio I (Magno). Ma sia Gregorio Magno  che il suo successore Sabiniano rifiutarono l’appellativo di vescovo universale offerto loro dal Foca. Gregorio, infatti, anni prima, aveva richiamato vivamente l’audacia del vescovo di Costantinopoli il quale si fregiava del titolo di vescovo universale con queste parole: “chiunque si chiama vescovo universale, o vuole che gli si dia un tale titolo, ha l’orgoglio e il carattere dell’anticristo, di cui è il precursore" (Epist. VI, 80). E lo stesso Gregorio, in una lettera al patriarca di Alessandria, dice: “ Nella prefazione alla lettera che mi rivolgi […] mi chiami papa universale. Non lo fare più. […] Lungi da noi le parole che blandiscono la vanità lasciando una ferita all’amore”.

Come possiamo vedere tutto quello che sta alla base delle teorie che la Chiesa Romana porta avanti da secoli in realtà è fondato sulla tradizione, l’usurpazione, gli accordi politici e i giochi di potere. Niente di tutto ciò è presente nella Parola di Dio; nessun titolo onorifico è stato riservato agli apostoli i quali furono, invece, perseguitati ed uccisi a causa del Vangelo. Mai una sedia gestatoria (la sedia con la quale il papa fino al 1978 veniva portato a spalla dai suoi sudditi), mai nessuno chinato dinanzi a loro[5], mai ori ed onori che sono tutti parte di un gioco di seduzione al quale i papi, appunto, nei secoli, non hanno saputo dire di no.

Chi ha orecchi per udire oda (Marco 4:9).

    Luca Reina


[1] Giuseppe Perardi – Nuovo manuale del catechista – Ed Lice 1939 – pag. 198

[2] Mons. Bartmann Teologia Dogmatica par 142.5

[3] Mons. Bartmann op. cit. par. 145.1

[4] Giuseppe Perardi op. cit. pag. 182

[5] Come Pietro entrava, Cornelio gli andò incontro, gli si gettò ai piedi e l'adorò. 26 Ma Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati, sono anch'io un uomo». Atti degli Apostoli cap 10:25-26
 

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