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Come nasce la dottrina del “Purgatorio”?
Con Origene (III sec.) e soprattutto con Gregorio Magno (IV sec.) Da notare che Agostino d’Ippona (IV sec.) non condivideva l’esistenza di un luogo intermedio fra il Paradiso e l’inferno. Gregorio Magno stabilisce che le messe celebrate per trenta giorni consecutivi (Messe Gregoriane) in favore di un defunto gli consentono l’immediato accesso in Paradiso.
I Concili che si sono occupati del purgatorio.
· Concilio di Lione 1254 con papa Innocenzo IV. Da notare che Innocenzo IV è il papa che permetterà l’uso della tortura durante l’inquisizione.
· Concilio di Firenze, in realtà svoltosi a Ferrara (1438-1439), Firenze (1439-1442), Roma (1443-1445) con papa Eugenio IV. Eugenio IV è colui che condannerà il precedente Concilio di Basilea (1432) perché, fra l’altro, aveva deliberato contro la simonia [1], contro i sacerdoti che vivevano in stato di concubinato, contro i capricci del papa, contro l’abuso di anatemi e scomuniche da parte del papa, contro la vendita degli uffici ecclesiastici, contro la ricerca dei tesori di questo mondo da parte del papa. E sarà lui a proclamare dogma la dottrina del purgatorio.
Ma cos’è il dogma? È un principio assoluto, inconfutabile ed indiscutibile riguardo una verità di fede stabilita dalla chiesa. È verità che va accolta dai fedeli ad occhi chiusi, anche se apertamente in contrasto con la Parola di Dio. Il concilio di Trento (1545-1563) ne confermerà il dogma così come il Concilio Vaticano II (1962-1965).
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica, redatto dopo il Concilio Vaticano II si riportano testualmente alcuni canoni:
· 1030: Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.
· 1031: La Chiesa chiama Purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa del castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al Purgatorio soprattutto nei concili di Firenze e di Trento. La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, parla di un fuoco purificatore: Per quanto riguarda alcune colpe leggere si deve credere che c’è, prima del Giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12.31). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro.
Essendo che Gesù afferma che la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata né in questo secolo né in quello futuro, significa che certe colpe possono essere rimesse dopo la morte? Questo ne deduce il Concilio dalla lettura di Mt 12:31-32. A parte che Gesù sta parlando della bestemmia contro lo Spirito Santo che è ben altro, ma è evidente che Egli voglia dire, pleonasticamente, che non sarà mai perdonata tale bestemmia. È evidente, anche per chi poco sa di analisi letteraria, che Gesù non parla affatto di perdono di peccati successivamente alla morte del peccatore.
· 1032: Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: “Perciò Giuda Maccabeo fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” (2 Mac 12.46). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti.
Sappiamo, ma lo sa anche la Chiesa Cattolica, che al Canone Ebraico (la Bibbia Ebraica) la Chiesa Cattolica ha aggiunto dei libri, ritenuti non ispirati dagli Ebrei, che sono i custodi dell’Antico Testamento. Di questi ne fa parte, appunto, anche il secondo libro dei Maccabei. Tanto che la stessa Chiesa Romana definisce questi libri “deuterocanonici” letteralmente “secondo canone” dal greco deutero “secondo”. Quindi “non canonici”. In ogni caso riguardo 2 Mac 12.46, Giuda Maccabeo prega per i morti in battaglia, che avevano peccato di idolatria, quale atto purificatorio per la comunità. Cito dalle note della Bibbia di Gerusalemme (che traduce il testo “armonizzandolo”), che spiega il senso autentico dato dalla traduzione del testo originale dicendo che Giuda “ sperava che quelli che erano caduti sarebbero resuscitati (è superfluo e inutile pregare per i morti) [2]”
Leggiamo ancora dal Catechismo cattolico:
“rechiamo loro (ai defunti) soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere.” Citano il sacrificio di Giobbe offerto a Dio per la purificazione dei suoi figli che riportiamo integralmente: “Quando la serie dei giorni di banchetto era terminata. Giobbe li mandava a chiamare per purificarli, si alzava al mattino presto e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro, perché Giobbe pensava: «Può darsi che i miei figli abbiano peccato e abbiano bestemmiato DIO nel loro cuore». Così faceva Giobbe ogni volta.” (Giob 1.5)
Intanto, come si può notare dal testo biblico, i figli di Giobbe sono vivi; poi Giobbe, come sta scritto, “li mandava a chiamare per purificarli”; quindi Giobbe offre sacrifici a Dio per dei vivi presenti durante il rito. Spera, evidentemente, che si pentano dei loro peccati. Intanto la Chiesa Cattolica applica questo per i morti. Giobbe, quindi, fa ciò che è scritto in Levitico riguardo l’espiazione dei peccati. Si attiene, in ogni caso, a quelle che sono le sue conoscenze. Giobbe è sotto la Legge mentre noi, nel rispetto della Parola, siamo sotto la Grazia.
Ma secondo la Bibbia come stanno veramente le cose?
Purgatorio viene da “pūrus” – puro. Sta scritto “Il sangue di Gesù ci purifica (dal greco“katarízei” – ci purga) da ogni peccato” (1 Gv 1.7). “Se confessiamo i nostri peccati, Egli (Dio) è fedele e giusto e così rimette i nostri peccati e ci purifica (katarízei) da ogni iniquità” (1 Gv 1.9). Avere inventato l’esistenza di un luogo di purificazione “per coloro che muoiono nella grazia […] perché imperfettamente purificati” (C.C.C. 1030) significa offendere il sacrificio di Gesù; significa che la grazia (dal greco “Karis: dono” da cui “gratis”) non è più grazia in quanto bisognevole di un’opera ulteriore (indulgenze, messe gregoriane, preghiere e litanie varie). Noi siamo “gratuitamente giustificati per la sua grazia (Kariti), mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Rom 3.24).
Credere nel purgatorio significa che il sangue di Gesù è insufficiente a purificarci. È fare un torto, è un atto di ingratitudine nei confronti di Gesù Cristo che non ha esitato a dare la propria vita per noi. Sulla croce, al ladrone, Gesù non dice “dopo che ti sarai fatto un po’ di purgatorio, sarai con me in Paradiso”. Il ladrone, che ripone la sua piena fiducia in Gesù, trova la completa salvezza nel Suo sacrificio sulla croce. Viene lavato, in quel momento, dal Suo sangue purificatore. Non rimanda a dopo o ad un luogo per una completa purificazione. Sempre lì, sul Golgota, prima di morire, Gesù dice “Tutto è compiuto”. In sé, Gesù, ha compiuto la salvezza ed in sé l’ha completata. Sicché soltanto fin quando l’uomo resta in vita, se lo vuole, può ricevere il perdono completo per i propri peccati. Dopo, alla sua morte, niente e nessuno potrà intervenire per mutare ciò che già è stato compiuto.
Past. Enzo Reina
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