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Testimonianze

Testimonianza del Pastore Enzo Reina

 Pastore Enzo ReinaLa mia è stata una infanzia serena. L’essere cattolico mi era normale come il latte per un bambino.
Ricordo che la mattina, avevo circa dieci anni, me ne stavo dietro la porta di Santa Chiara ad aspettare che qualcuno mi aprisse. Attendevo al mio compito di chierichetto servendo messe a più non posso. Le tasche dei miei pantaloni corti non mancavano mai del catechismo e delle immaginette. Desideravo tanto un giorno essere prete, ma per la mia timidezza non riuscii a rivelarlo mai ai miei genitori nonostante fosse normale, per quel tempo, entrare in seminario in età adolescenziale.

Avevo diciassette anni quando incaricai un mio amico di riferire a mio padre che desideravo essere missionario, ma non insistetti allorché mio padre mi suggerì di pensare ad altro.
Al timore di chiederglielo personalmente si era accompagnato il timore di insistere.
Continuai così a frequentare la parrocchia, impegnato, fra l’altro, nell’animazione musicale e quale catechista per i bambini. Questo fino a quando decisi di sposarmi.
Col matrimonio, almeno per i primi anni, cominciai ad allontanarmi dalla chiesa, anche perché il lavoro mi impegnava lontano dalla mia città e il tempo di cui disponevo era ben poco.
Di tanto in tanto sentivo quella voce, a me molto familiare, parlarmi dentro e ciò spesso mi creava uno stato di conflittualità interiore. Oggi capisco che il Signore mi chiamava a servirlo, non certo da prete, ma quale credente.
Mi dedicai, così, soltanto al lavoro, ma non smisi mai di chiedere al Signore di darmi la possibilità di poterLo servire. Avevo però bisogno, secondo me, di un lavoro che mi lasciasse più tempo libero. Così il Signore, soltanto dopo quattro anni da che ero sposato, esaudì la mia preghiera, tant’è che venni assunto da un ente pubblico; ma già mi ero scordato della preghiera e della promessa di servirLo fatta al Signore. Conformai, così, la religione alle esigenze del vivere quotidiano divenendo un perfetto cristiano-domenicale, che va a messa la domenica e che di tanto in tanto spende una preghiera, come a voler soddisfare inconsapevolmente un bisogno del Signore.
Oggi mi rendo conto di quanto sia difficile seguire l’Evangelo, se non si è sperimentato Gesù Cristo morto e risorto nella propria vita, quando, cioè, non si è fatta una conoscenza personale con Lui.
Passarono gli anni e ritrovai ad essere impegnato, oltre che nel lavoro, in politica.
Eletto al Consiglio Comunale di Catania, non disponevo più di tempo, né per me né per la mia famiglia, né tantomeno per il Signore. Vivevo soltanto per la politica.
Avevo occhi e non vedevo, orecchi e non udivo (Mc 8:18).
Ma il Signore di nuovo a chiamarmi, adesso ne sentivo la voce, tanto che ne parlai con mia moglie. Interpretavo un linguaggio a me sconosciuto. Il Signore mi parlava ora attraverso una zingara, un bambino o un barbone e poi… uno squarcio di luce si era aperto nella mia vita, un cuore nuovo mi batteva dentro. Capii che il Signore mi invitava ad organizzare un gruppo preghiera ed io fidandomi così feci. Il gruppo denominato Comunità Progetto Cristo, riconosciuto successivamente dall’allora Arcivescovo di Catania, si riunì per più di tre anni dal 1990 al 1993.
In obbedienza all’Evangelo di Cristo cominciai a collaborare, quale volontario, con le Suore di Madre Teresa di Calcutta nell’assistenza ai barboni, agli extracomunitari, agli zingari, ai bisognosi in genere.
Intanto i nostri cari amici Franco e Nunzia Cantarella, con i quali avevamo condiviso anni di lavoro in parrocchia, avevano preso la decisione di proseguire il loro cammino di conversione seguendo gli insegnamenti della chiesa evangelica, decidendo di darne testimonianza col battesimo nelle acque. Questo mi amareggiò profondamente e feci quanto più potei per dissuaderli da quella che ritenevo fosse una decisione affrettata e oltremodo esagerata.
Nonostante ciò non smettemmo di frequentarci, anzi ogni incontro era per noi una buona occasione per parlare del Signore anche se ciò, spesso, avveniva con una certa animosità.
Sentivo il dovere di proteggerli dalla valanga di verità che si era abbattuta nelle loro vite e che ora minava profondamente anche la mia e quella di mia moglie. Però quanto apprendevo di nuovo lo confrontavo con la Parola di Dio (At 17:1) e una volta superato l’esame lo portavo alla comunità.
Cominciai a conoscere una verità che contrastava apertamente con quanto mi era stato insegnato e ciò mi angosciava enormemente, non ritenendo possibile che la chiesa avesse potuto ingannarmi e che potesse continuare ad ingannare centinaia di milioni di fedeli.
Ciò nonostante andai avanti; avrei potuto aiutare la chiesa dal didentro a cambiare, a scrollarsi di dosso secoli di tradizioni di uomini, utili solo a nascondere l’unica verità: Cristo Gesù.
Mi barcamenavo fra i tanti problemi e contraddizioni, ma ugualmente, imperterrito, continuavo ad insistere con i miei proponimenti. La chiesa l’avevo dentro. Ero cattolico fino alle “midolla”. Questa avevo detto un giorno a mia moglie che con me condivideva gioie e dolori. Non sapevo quanto è scritto in Ebrei 4:12 “La Parola di Dio[…] penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla”. Nonostante, però, il forte attaccamento alla chiesa cattolica, non potevo non ammettere che la verità che ci veniva mano a mano svelata contrastava con la religione che ci era stata insegnata.
Intanto mia moglie aveva preso a frequentare la chiesa evangelica e ciò mi contrariava enormemente; ancora non mi rendevo conto dell’opera che il Signore stava realizzando nella nostra vita, e di come io, con tutta la mia forza, Lo stessi ostacolando.
Nel frattempo fui ammesso, in Seminario, alla scuola teologica per diaconi permanenti che frequentai per più di due anni. Soprattutto con lo studio della Mariologia capii di quanto la chiesa cattolica avesse, nei secoli, deviato dalla sana e giusta dottrina e di come si fosse affidata, soprattutto, alla parola degli uomini. Parola di uomini elevata alla dignità di dogmi! Infatti Paolo scrive in 2 Timoteo 4:3: “Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno la sana dottrina, ma per prurito di udire, accumuleranno maestri secondo le proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole”. Ed il Vangelo in Mt 15:6: “Così facendo, voi avete annullato il comandamento di Dio a motivo della vostra tradizione”. Eravamo in tanti, a scuola, a non accettare che a sostegno dei dogmi della chiesa, si citassero soltanto documenti conciliari che, non solo non trovavano riscontro nella Parola di Dio, ma che addirittura erano in antitesi con essa.
Cominciai a chiedermi se quella fosse la vera Via. Non riuscivo ad accettare che la Bibbia fosse messa sullo stesso piano della tradizione e del magistero della chiesa (Concilio Vaticano II Dei Verbum 10 C). Eppure la Parola di Dio ci dice in Col 2:8: “Guardate che nessuno vi faccia sua preda con la filosofia e con vano inganno, secondo la tradizione degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo”.
Ero, però, convinto di poter aiutare la chiesa a cambiare, così continuai nel cammino studiando la storia dei papi e della chiesa.
Il Signore cominciò a farmi capire che disponevo soltanto di una fonte per poter verificare qualsiasi insegnamento: la Bibbia. Si, dovevo necessariamente, sempre più, confrontare quanto mi era stato insegnato dalla chiesa cattolica con la Parola di Dio: la sola fonte infallibile di verità. Paolo, infatti, scrive in 1 Tess 5:21: “Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie, ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene”.
Intanto in comunità Progetto Cristo il Signore ci benediceva grandemente. Fu meraviglioso quando scoprimmo la dolcezza dello Spirito Santo; capimmo che potevamo pregarLo e chiederGli qualsiasi cosa. Non era la “Cresima” che nella chiesa cattolica si riduce ad un mero atto formale, ma lo Spirito Santo mandato dal Padre che si manifestava con forza e con potenza in ognuno di noi. “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto” (Gv 14:26).
Ricordo che una sera la superiora dell’istituto che gentilmente ci ospitava, ci disse di non esagerare con lo Spirito Santo. Non soltanto la Bibbia è stata tenuta nascosta nei secoli al popolo di Dio, ma anche la “Persona dello Spirito Santo di Dio”. Cosa significa “e non contristate lo Spirito Santo di Dio” (Ef 4:30) se non anche questo? Oggi, però, ad onor del vero, sono nati dei movimenti cattolici che stanno dando il giusto spazio alla Persona dello Spirito Santo, sebbene non si siano emendati da tutto il resto.
Fu liberatorio per me quando, una sera, dissi in comunità che non si deve rendere culto a nessun altro all’infuori di Dio. Cominciavano a cadere le statue e le immagini! Ed ecco che le persone con le quali avevamo cominciato assieme, adesso si rivoltavano contro di me: avevano paura della verità. Eppure la Parola di Dio in Es 20: 4-5 dice espressamente: “Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l’Eterno, il tuo Dio, sono un Dio geloso”. E Gv 4:23: “Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede”. Si, avevano paura della verità. Ne ebbi la conferma quando predicai sul nemico e le sue opere malvagie. Qualcuno mi disse che avrei fatto bene a non parlarne più. Eppure Paolo scrive in Rm 16:20 “Ora il Dio della pace schiaccerà presto Satana sotto i vostri piedi”. Così in comunità cominciarono a chiedermi: «Dove ci stai portando?» «A Gesù. A Lui soltanto». Lo Spirito Santo ci conduceva a Gesù. Prima non conoscevo altra strada se non quella della istituzione cattolica, adesso cominciavo a conoscere la via, la verità e la vita (Gv 14:6) in Gesù e l’azione purificatrice del suo sangue prezioso per come è scritto in 1 Gv 1:7: “…e il sangue di Gesù Cristo, suo figlio, ci purifica da ogni peccato”. Nella chiesa cattolica se ne parla si, ma non abbastanza del sangue di Gesù che ci ha lavati dai nostri peccati. “A Lui, che ci ha amati, ci ha lavati dai nostri peccati nel suo sangue” (Ap 1:5). Adesso mi era tutto chiaro. Non credevo più nell’infallibilità del papa, né che potesse essere il vicario di Gesù in terra, né che potesse, secondo le esigenze del suo tempo, modificare la Parola di Dio: “L’erba si secca, il fiore appassisce, ma la Parola del nostro Dio rimane in eterno” (Is 40:8); “La Parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore” (Eb 4:12). Non potevo ammettere l’esistenza di un purgatorio, come se il sangue di Gesù fosse stato insufficiente a purificarci dai peccati: “Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti” (1 Pt 2:24) (cfr anche Lc 16:26-31; 1 Gv 1:7). Così come non potevo ammettere il culto a Maria; il culto ai santi, spesso nemmeno esistiti; il battesimo dei bambini contro Mc 16:16; la messa quale sacrificio continuo di quello fatto da Gesù (Eb 7:27 e 10: 12-18); la mediazione di Maria contro At 4:12 e 1 Tm 2:5: “Vi è infatti un solo Dio ed un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo”.
Finalmente! Col Suo aiuto ero riuscito a trarre forza dalla mia debolezza (Eb 11:34) per rinascere a vita nuova(Gv 3:3). Lasciai così la comunità e decisi di ricevere il battesimo nelle acque. Parte dei miei parenti ed amici mi allontanarono; ci fu pure chi si sentì autorizzato a dirmi che mi ero lasciato non solo influenzare ma anche plagiare. Era il 23 gennaio del 1994, quel giorno stesso ricevetti il battesimo nello Spirito Santo e cominciai a parlare in lingue. Avevo permesso al Signore di intervenire nella mia vita, di plasmarmi come il vasaio l’argilla (Ger 18:6), di trasformare il mio otre vecchio in uno nuovo (Mt 9:17) per mettervi dentro la meravigliosa novità della salvezza solo in Gesù. “e in nessun altro vi è la salvezza perché non c’è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati” (At 4:12). Nel 2003 sono stato ordinato Pastore e attualmente esercito il ministero pastorale nella Chiesa di Catania a Librino, collaborato da mia moglie, mio figlio e tanti altri fratelli e sorelle che il Signore ha chiamato a camminare in novità di vita (Rom 6:4) per servirLo.
A conclusione di questa mia testimonianza so di poter affermare che il mio cammino di conversione non è consistito nel cambiare chiesa, una per l’altra, bensì nel relazionarmi col Signore a modo Suo, secondo il Suo intendimento, secondo la Sua Parola. Sono cambiato, è vero, e questo si è verificato sin da quando ero nella chiesa cattolica; in seno ad essa ho vissuto il mio graduale cambiamento, alternando a momenti felici intrisi di speranza, momenti tristi e di solitudine.
Per tutto questo e per quanto ho interiorizzato della Parola di Dio, prego tanto affinché l’opera che ha iniziato nella mia vita, la misericordia e l’insistenza che ha avuto con me, le abbia per tutti gli uomini di cuore aperto e di buona volontà che Lo amano e che da Lui, ne sono certo, sono amati. Non è stato facile per me sciogliere i legami che mi tenevano unito alla chiesa cattolica, ho dovuto affrontare anche momenti difficili dove la mia debolezza, a volte, ha avuto il sopravvento sulla mia scelta di vita, ma il Signore è venuto sempre in mio soccorso. Ho sperimentato, così, ancora una volta, l’accoglienza di Dio e il giudizio degli altri ed ho compreso di quanto, per gli uomini, sia più facile additare anziché comprendere, giudicare anziché amare.
Possa questa mia “esperienza di vita” servire a chi con cuore sincero cerca la verità; a chi, scevro da pesi e pregiudizi, vorrà aderire alla proposta del Signore per come sta scritto il Apocalisse 3:20: “Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da ,lui e cenerò con lui ed egli con me”; a chi vorrà far parte di coloro i quali “Hanno lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello” (Ap 7:14)

  
 

 

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