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"Italia paese di poeti, navigatori e santi" dice un noto proverbio. E si sa, i proverbi sono la saggezza dei popoli perché essi esprimono in poche parole tutto un pensiero, verità che spesso è difficile descrivere sinteticamente. Vorrei spiegare, secondo il mio modesto parere, ciò che vuol dire questo proverbio. Gli italiani, lo sappiamo, siamo un popolo particolare, a volte, direi, senza una vera e propria identità. I tedeschi sono categorici, gli inglesi sono freddi, gli svizzeri precisi, i portoghesi sono... portoghesi, gli italiani siamo tanti aggettivi messi assieme: siamo accomodanti, si perché per noi tutto fa brodo, siamo buonisti perché riusciamo a giustificare tutti, siamo buontemponi, di facciata sempre allegri, ma che ci piangiamo addosso perché con la nostra pigrizia poco o nulla facciamo per uscire da situazioni difficili e ingombranti.
Siamo "poeti" perché sappiamo interpretare poeticamente la realtà e spesso, per mancanza di praticità, perseguiamo ideali utopistici. Siamo "navigatori", non solo perché tanti uomini noti del passato hanno mostrato audacia nel varcare mondi sconosciuti, ma anche perché sappiamo muoverci in acque di ogni genere, in acque chete, perché siamo in grado di mostrare anche la faccia che non ci appartiene, che non è nostra; nella acque torbide tanti riescono a scialacquare senza scrupoli ciò che non gli appartiene. Siamo "santi", e chi più degli italiani ha nel proprio DNA la capacità prestigiatoria di far diventare "santo" chiunque, perfino San Gennaro che, dice la storia, non è mai esistito? La creatura dei santi, per gli italiani, è linfa vitale, è ossigeno per le vite che soffocano per "mancanza di conoscenza" della verità; chi più degli italiani trova e fa santi in ogni angolo? E poi, trovato un grande santo, ci si prodiga per rendergli culto con bizzarrie e appassionate forme di riverenza. Gli italiani, nei confronti dei santi, sono poliedrici, riescono perfino ad adorare dei cadaveri, opportunamente mascherati e imbellettati; riescono a dedicargli serate di concerti scomodando artisti famosi che con pseudo forme di fede si propongono come esempi da imitare. E penso allo spettacolo di RAI uno del 17 luglio 2008 dove ha cantato perfino una donna che pur vivendo in condizione di concubinaggio viene acclamata e investita di titoli che, a mio modesto parere, non le appartengono. La presentatrice ha perfino definito questa cantante un "angelo". Ma io dico, italiani cattolici, clero, responsabili della tutela delle religioni, sapete cosa vuol dire essere un "angelo"? Un messaggero di Dio? Cari italiani cattolici, avete mai pensato, voi che credete che i morti vi ascoltano da lassù, che Padre Pio se davvero sentisse, chissà quante imprecazioni farebbe dinanzi a cotanta sfacciataggine? Voi cattolici sicuramente credete che un morto, Padre Pio, sia un Santo che vi porta a Dio. Ma io, da credente, vi chiedo perché? Perché rendete culto e "cercate il Vivente (Cristo) tra i morti"? Non sapete che l'unico mediatore tra Dio e gli uomini è Cristo Gesù? (1 Timoteo 2:5) Non sapete che Dio è un Dio geloso e vuole che si adori solo Lui? Non sapete che San Giovanni, nella visione che ebbe dell'Angelo, prostrandosi dinanzi a Lui fu fortemente ripreso e invitato ad adorare solo Dio (Apocalisse 22:8-9)? Cari italiani, e va bene che siamo un popolo di poeti e di navigatori, ma "Santi"! Sapete cosa significa essere santi? Significa essere appartati per Dio e Santo lo possiamo essere tutti in virtù del Sacrificio di Gesù che con la sua morte ci ha dato vita eterna. Basta riconoscere che Gesù è il nostro Salvatore e camminare nei sentieri che con la sua Parola ci ha indicato e saremo Santi. Non occorre un tribunale ecclesiastico per stabilire, dopo la morte, che una persona è santa. I santi sono coloro che vivono e amano Dio. Grazia Verona Reina
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