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Studi dottrinali
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Quante volte noi, cristiani evangelici, abbiamo sentito questo commento “ Va bene, si, è la stessa cosa, crediamo nello stesso Dio”, da parte di persone di religione diversa dalla nostra con cui ci siamo trovati a interloquire e dalle quali siamo anche stati “commiserati” per la scelta, coraggiosa, io dico, che abbiamo fatto? Spesso, amici, conoscenti, parenti, delusi e addolorati per avere noi “tradito” la madre chiesa cattolica (sig!!!) si consolano considerando noi evangelici “fratelli separati” e nel mentre ci definiscono fratelli separati si dichiarano, cito: “ l’unica Chiesa di Cristo […] che sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui”.
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Come nasce la dottrina del “Purgatorio”?
Con Origene (III sec.) e soprattutto con Gregorio Magno (IV sec.) Da notare che Agostino d’Ippona (IV sec.) non condivideva l’esistenza di un luogo intermedio fra il Paradiso e l’inferno. Gregorio Magno stabilisce che le messe celebrate per trenta giorni consecutivi (Messe Gregoriane) in favore di un defunto gli consentono l’immediato accesso in Paradiso.
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"Italia paese di poeti, navigatori e santi" dice un noto proverbio. E si sa, i proverbi sono la saggezza dei popoli perché essi esprimono in poche parole tutto un pensiero, verità che spesso è difficile descrivere sinteticamente. Vorrei spiegare, secondo il mio modesto parere, ciò che vuol dire questo proverbio. Gli italiani, lo sappiamo, siamo un popolo particolare, a volte, direi, senza una vera e propria identità. I tedeschi sono categorici, gli inglesi sono freddi, gli svizzeri precisi, i portoghesi sono... portoghesi, gli italiani siamo tanti aggettivi messi assieme: siamo accomodanti, si perché per noi tutto fa brodo, siamo buonisti perché riusciamo a giustificare tutti, siamo buontemponi, di facciata sempre allegri, ma che ci piangiamo addosso perché con la nostra pigrizia poco o nulla facciamo per uscire da situazioni difficili e ingombranti.
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Nel corso dei secoli, dall’avvento della riforma protestante del XVI secolo ad oggi, la Chiesa Romana ha dovuto difendere a denti stretti la figura del papa, il suo ruolo, i suoi poteri, che trovarono legittimazione nel 1870 grazie alla promulgazione vaticana del dogma dell’infallibilità papale. Per poter affrontare al meglio l’argomento dell’infallibilità non si può non soffermarsi per un istante all’analisi, seppur sintetica, della figura del papa, di come la Chiesa Romana gli abbia nei secoli attribuito poteri al limite della soprannaturalità, al solo scopo di procurare nei fedeli una sorta di reverenziale ed assoluta ubbidienza verso una figura rifiutata anche dai Padri della Chiesa.
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Girovagando nel mare di internet l’errante del web viene sempre più spesso coinvolto in sondaggi volti a conoscerne le preferenze ed a stilare le più disparate statistiche. Tra i tanti sondaggi, uno in particolare merita una seria riflessione in quanto rileva, purtroppo, la situazione venutasi a comporre a causa di “secoli di malgoverno”. Non parliamo di governo temporale, anche se nel panorama Cattolico-Romano esso è stato sempre alla base di ogni scelta, ma di governo delle anime, anime di persone il più delle volte in buona fede che, però, magari per pigrizia o per non conoscenza, ripongono la loro fiducia più negli uomini che in Dio. (cfr Gr 17:5-7).
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